Tabelle di allenamento: istruzioni per l’uso

A tutti prima o poi capita di affidarsi ad una tabella di allenamento scovata su internet, ma come facciamo a sapere se va bene per noi e per gli obiettivi che vogliamo raggiungere?

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Ogni runner che ambisca ad un risultato cronometrico, prima o poi incappa inevitabilmente in una tabella di allenamento. I più fortunati o lungimiranti, se la vedono recapitare da un tecnico che li segue, di contro moltissimi per non dire quasi tutti, si gettano alla ricerca di quella che a loro avviso è più adeguata ad ottenere il risultato, nell’oceano virtuale di internet.

Io non ho nulla in contrario alle tabelle preconfezionate e non nascondo che vado a sbirciare di tanto in tanto se posso imparare qualcosa di nuovo da proporre ai miei atleti, anche solo per uscire talvolta dalla monotonia di certe sedute. La ricerca di qualche nuovo spunto da adattare per i miei atleti non è certamente un reato e tutti abbiamo qualcosa da imparare da altri, è da questo concetto di fondo che inizia il miglioramento, in tutti i campi.
Vorrei però focalizzare l’attenzione sulla parola probabilmente passata inosservata qualche riga sopra, ADATTARE.

Non esiste la tabella generica perfetta

Sì perché non esiste la tabella generica perfetta. Un atleta che completa una maratona in 4 ore e vuole migliorarsi scendendo a 3:45 od ancora 3:30, non basta che si affidi ad una tabella strutturata per ottenere quei tempi, deve essere in grado di interpretarla.

Due esempi: Bordin e Baldini

Volendo scomodare personaggi illustri con atleti e tecnici di valore assoluto, il professor Gigliotti ha allenato due mostri sacri della nostra atletica come Gelindo Bordin e Stefano Baldini, i quali rispettivamente hanno vinto l’oro olimpico di Seul il primo ed Atene il secondo, ma secondo voi li ha allenati nello stesso modo? La risposta l’avrete dedotta ed è ovviamente, no! I lavori di fatica e chilometri che si sciroppava il primo non si confacevano molto al secondo. Attenzione non ho detto che non aveva carichi di lavoro importanti. Stefano nel suo avvicinamento ad Atene ha corso settimane da 240 km, ma era la modalità a fare la differenza.

atleti durante una gara

Torniamo a noi però, atleti amatoriali che devono ricavare le proprie sedute tra i mille impegni quotidiani di lavoro e famiglia, che ambiscono a migliorarsi sulla propria distanza. Quando leggerete una tabella per fare una maratona in 3:30’ o una mezza in 1:30’ od ancora un 10:000 in 40’, i tempi riportati sulle stesse sono in riferimento a quel risultato cronometrico. Essendo voi atleti da tempi superiori sarà impossibile, almeno inizialmente, mantenere quei ritmi gettandovi nello sconforto più totale. Ve lo dico per esperienza vissuta da persone che dopo solo 2 settimane sconsolate gettavano la spugna. Insieme poi l’abbiamo raccolta e ci siamo messi al lavoro progressivamente per raggiungere un risultato che pochi mesi prima sembrava impossibile con un lavoro di avvicinamento graduale e mirato.

Un esempio concreto

Un atleta di mezza età, da 4 ore sulla maratona corre a 5’41”/km e potrà correre delle ripetute sui 1000 a 4’50” circa, mentre la tabella per ottenere un risultato di 3:45’ vi dirà di correre a 4’20”. Capite bene che se si tratta di 1 o 2 prove potreste anche riuscirvi, ma quando queste saranno 7-8, difficilmente potrete mantenere quei ritmi. Questo per far capire che la tabella va compresa e sviluppata in funzione del punto in cui si parte, dove si vuole giungere ed il tempo che si ha a disposizione per arrivarvi.
Difficilmente troverete delle istruzioni per l’uso, ragion per cui cercate, se proprio volete affidarvi ad una di queste tabelle, di utilizzare un minimo di grano salis, ragionandoci sopra non prendendole alla lettera, perché nella corsa, ci vuole testa, non solo gambe.

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